Comuni veronesi sotto pressione: spese in aumento del 38% in dieci anni

Dal sociale al personale, cresce il peso sui bilanci locali. I tagli statali e l’aumento delle emergenze mettono in crisi i conti dei municipi della provincia

Comune di Verona

Una crescita costante e difficile da contenere
Nel giro di un decennio, le spese complessive dei 98 Comuni veronesi sono passate da 962 milioni a oltre 1,3 miliardi di euro, segnando un aumento del 38%. A dirlo sono i dati del sistema Siope (Sistema informativo delle operazioni degli enti pubblici), che fotografano una realtà finanziaria in progressivo affanno, dove gli enti locali devono quotidianamente confrontarsi con servizi più costosi e risorse statali sempre più ridotte.


I nodi: welfare in crescita e meno fondi statali
Uno dei principali fattori di spinta è rappresentato dai servizi sociali, ambito in cui l’aumento delle fragilità sociali e delle emergenze ha portato i Comuni ad accrescere il proprio impegno economico. Come sottolinea l’assessore al Bilancio del Comune di Verona, Michele Bertucco, la sola voce relativa al sociale ha fatto segnare una crescita tra il 5% e il 7%, arrivando a sfiorare i 60 milioni di euro nella spesa corrente del capoluogo.

Contemporaneamente, si registra un taglio progressivo dei trasferimenti da parte dello Stato, che negli ultimi tre anni ha comportato una riduzione di oltre 9,6 milioni di euro solo per Verona. Una situazione aggravata anche dai ritardi nei rimborsi legati ai fondi del Pnrr, che costringe i Comuni ad anticipare di tasca propria le risorse per completare i progetti già avviati.


La mappa della spesa: i casi più critici
I dati raccolti mostrano situazioni eterogenee nei vari territori. A fronte di un +31,6% di spese per il Comune di Verona, alcuni Comuni medi hanno registrato aumenti ben più marcati:

  • San Bonifacio: +83,2% (da 14,7 a 27 milioni di euro)

  • Villafranca: +35,1%

  • Bussolengo: +38,4%

  • San Giovanni Lupatoto: +25,8%

  • Legnago: +23,3%

Nel frattempo, gli incassi crescono ma non tengono il passo: a Verona, ad esempio, le entrate sono aumentate del 23,1%, contro una spesa cresciuta di quasi un terzo. L’equilibrio tra entrate e uscite si regge su continue variazioni di bilancio, che servono ad assorbire scostamenti imprevisti e contenere l’eventuale ricorso a misure fiscali impopolari, come l’aumento di Imu o addizionali Irpef.


Conti sotto osservazione, ma cittadini collaborativi
Se da un lato le uscite aumentano, dall’altro i Comuni cercano di evitare il ricorso a nuove tasse grazie a una gestione oculata delle risorse e a un sistema di riscossione efficace. «Per fortuna i cittadini veronesi sono buoni contribuenti», osserva Bertucco, «e questo ci consente di garantire liquidità e stabilità operativa».

Tuttavia, l’assessore non nasconde la preoccupazione: «Se i rimborsi Pnrr continueranno ad arrivare in ritardo, dovremo valutare con attenzione le prossime mosse». Il rischio è quello di dover ridimensionare servizi o rinviare interventi programmati, soprattutto in un contesto in cui le richieste di assistenza sociale crescono costantemente.

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