Il 20 maggio ricorre la Giornata internazionale dedicata alle api, ma per molti apicoltori del Veneto si tratta di un’occasione segnata da preoccupazioni più che da celebrazioni. In tutta la regione, e in particolare nelle aree a vocazione vitivinicola come la Valpolicella e il Montello, si registra un preoccupante calo della produzione di miele, con una media crollata da 35-40 kg per alveare a poco più di 10 in appena quindici anni. A lanciare l’allarme è l’Associazione regionale apicoltori, che raccoglie oltre 800 produttori solo nella provincia di Verona.
L’allarme: api decimate da pesticidi e parassiti
La moria delle api non è un fenomeno isolato, ma il risultato di una combinazione di fattori ambientali: cambiamenti climatici, perdita di biodiversità, parassiti invasivi e, soprattutto, l’esposizione ai fitofarmaci utilizzati in agricoltura. «Le api sono estremamente vulnerabili ai residui chimici – spiega Gerardo Meridio, presidente dell’associazione – bastano minuscole gocce di pesticidi su un fiore per disorientarle e portarle alla morte lontano dall’alveare. Quando le bottinatrici non tornano, tutta la colonia collassa».
Verso l’abbandono delle zone a coltura intensiva
Molti apicoltori hanno già cominciato a trasferire le arnie lontano dai vigneti, alla ricerca di ambienti più sicuri. «Riceviamo richieste continue da parte di produttori che cercano terreni meno rischiosi», conferma Daniela Begnini, vicepresidente dell’associazione. In alcune zone, come Pastrengo, si sperimenta la convivenza forzata tra apicoltura e viticoltura, non senza tensioni: «Ci sono voluti anni di discussioni perché i trattamenti venissero effettuati all’alba, prima che le api si attivino», spiega Begnini.
Comuni “amici delle api”, ma serve più impegno
Ad oggi, 15 Comuni della provincia di Verona aderiscono alla rete “Comuni amici delle api”, ma secondo gli apicoltori si tratta spesso di azioni simboliche, utili più per l’immagine che per la biodiversità. «Fioriere e cartelli non bastano – avverte Begnini – servono politiche concrete per garantire alle api un habitat sano e stabile».
Il vino amico delle api: una possibile svolta
Da una sperimentazione condotta nel Montello in collaborazione con l’Istituto agrario Cerletti di Conegliano, arriva una proposta innovativa: una certificazione per il “vino amico delle api”, basata su pratiche agricole sostenibili. Solo uno dei cinque apiari monitorati accanto a vigneti ha resistito per cinque anni: quello situato tra filari coltivati in biologico, con tecniche a basso impatto per gli insetti impollinatori.
Tecnologia e consapevolezza
Secondo Meridio, la strada è tracciata: «Esistono macchinari che riducono la dispersione dei fitofarmaci, sistemi che recuperano i vapori e limitano l’impatto ambientale. Non si tratta di eliminare i trattamenti, ma di cambiare approccio». Il tema è anche culturale: «Dobbiamo renderci conto che proteggere le api significa proteggere anche noi stessi».