Verona apre il dibattito su un tema destinato a far discutere: il possibile divieto di nuove locazioni turistiche in alcune zone della città, in particolare nel centro storico.
Nel territorio comunale si contano oggi circa 3.300 locazioni turistiche, di cui quasi duemila concentrate nella zona centrale, patrimonio UNESCO.
La discussione è alimentata dalla recente sentenza del Consiglio di Stato relativa a un caso di Sirmione, che ha stabilito l’impossibilità per i Comuni di porre limiti agli affitti brevi senza una normativa nazionale chiara. Tuttavia, l’amministrazione veronese esplora comunque strumenti alternativi per agire, in particolare la leva urbanistica e quella fiscale.
La vicesindaca e assessora all’urbanistica Barbara Bissoli ha sottolineato l’esigenza di preservare la vivibilità nei territori a forte afflusso turistico, come il centro città, ipotizzando l’introduzione di “zone franche” dalle nuove locazioni turistiche, in cui non sarebbe possibile aprire nuove attività ricettive di questo tipo. L’intento è anche quello di tutelare il patrimonio culturale e l’identità urbana.
Dal fronte della maggioranza, il consigliere del Partito Democratico Michele Bresaola propone un sostegno economico per chi sceglie di affittare a lungo termine, prendendo ad esempio il Comune di Mantova, dove i giovani ricevono un contributo in cambio di attività di cittadinanza attiva. «Serve incentivare l’uso residenziale degli alloggi», ha affermato.
Dall’opposizione, il capogruppo della Lega Nicolò Zavarise ipotizza tre vie d’intervento, in attesa di una legge quadro nazionale auspicata dall’assessore comunale Bertucco:
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Abbassare il numero di locazioni turistiche esercitabili senza partita IVA, attualmente fissato a quattro;
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Richiedere la destinazione d’uso turistico-ricettiva per gli alloggi che non hanno più le caratteristiche della residenza privata;
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Introdurre un sistema di classificazione per le locazioni brevi, simile a quello già in uso per alberghi e B&B, per regolamentare meglio l’attività.
Il caso di Firenze, dove il Comune ha cercato di porre limiti alle locazioni turistiche nel centro storico, rappresenta un precedente osservato con attenzione: qui, però, è pendente un ricorso al TAR da parte dei proprietari. Una situazione che mette in luce la complessità normativa del tema e la necessità di una risposta coordinata tra livelli di governo.
Verona, intanto, riflette sul proprio modello di sviluppo urbano, nel tentativo di coniugare attrattività turistica e diritto all’abitare, proteggendo le comunità locali da una trasformazione eccessivamente orientata al mercato del turismo mordi e fuggi.