La peste suina africana (Psa) ha raggiunto livelli di allerta nel Nord Italia, colpendo duramente le regioni di Liguria, Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte, dove nel solo 2024 sono stati abbattuti oltre 100.000 suini. La preoccupazione cresce anche nel Veneto, con gli ultimi casi accertati a soli 80 km da Verona e Rovigo, rendendo concreta la minaccia di una diffusione imminente nella provincia scaligera.
Un virus che non colpisce l’uomo, ma devasta l’economia
Anche se la Psa non è trasmissibile all’uomo, rappresenta un grave pericolo per il comparto suinicolo nazionale. La malattia, ad oggi senza vaccino, si diffonde facilmente tra i maiali domestici e selvatici, mettendo a rischio una filiera da 13 miliardi di euro, 100.000 posti di lavoro e 10 milioni di capi allevati, secondo elaborazioni Ismea su dati Istat 2023.
Solo nella provincia di Verona si contano circa 150 allevamenti suini, con una produzione annua di 310.000 suini, l’80% dei quali destinati all’ingrasso. La crisi, già in atto da quasi tre anni nelle regioni colpite, potrebbe avere effetti devastanti anche nel Veronese se non si interviene tempestivamente.
Il cinghiale, principale vettore del virus
Il nemico da combattere è il cinghiale, che rappresenta il principale vettore del virus. Secondo le stime, in Italia vivrebbero circa 2,3 milioni di esemplari, la cui presenza sempre più invasiva nelle aree rurali favorisce la propagazione della malattia.
Per affrontare questa emergenza, la Regione Veneto ha organizzato un incontro tecnico a Sona, presso il Centro Servizi di Coldiretti, riunendo rappresentanti delle forze dell’ordine, degli ambiti territoriali di caccia, della polizia provinciale e delle associazioni di categoria. L’evento ha visto la partecipazione di Oscar Da Rold, Pietro Salvadori, Ivano Confortini, Damiano Cappellari e Massimo Sauro, con il presidente di Coldiretti Verona, Alex Vantini, in prima linea nel lanciare l’allarme.
Presentato il nuovo piano operativo per il contenimento
Durante l’incontro è stato illustrato il disciplinare tecnico-operativo per il controllo del cinghiale, approvato dalla Regione con DDR n. 412/2024, che stabilisce modalità e tempistiche per l’abbattimento e il monitoraggio.
Nel 2024, sono stati abbattuti 6.000 cinghiali in Veneto, di cui 2.000 nella sola provincia di Verona, ma l’obiettivo è raggiungere 13.400 abbattimenti regionali per contenere efficacemente la minaccia. Secondo Vantini, è indispensabile superare le limitazioni alla caccia attualmente in vigore e rafforzare la collaborazione con il mondo venatorio, fondamentale sia per proteggere il comparto agricolo sia per valorizzare l’attività venatoria nel suo ruolo di presidio ambientale.