Tecnologie avanzate, intelligenza artificiale e supercalcolo al servizio della medicina neurologica. È l’obiettivo del progetto di ricerca Dcmai, finanziato con 240mila euro dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) nell’ambito della collaborazione bilaterale tra Italia e Serbia, ufficializzata con la firma dei ministri della Ricerca dei due Paesi. Il progetto è uno dei cinque selezionati tra 83 candidature ricevute, a seguito del bando congiunto da 2 milioni di euro destinato a sostenere iniziative scientifiche transfrontaliere.
A coordinare Dcmai è l’Università di Verona, in collaborazione con l’Istituto per le applicazioni dell’energia nucleare dell’Università di Belgrado. L’obiettivo principale è approfondire le conoscenze sulla mielopatia cervicale degenerativa, una patologia neurologica causata dalla compressione del midollo spinale nella regione cervicale, che può compromettere gravemente la mobilità e la qualità della vita dei pazienti.
L’approccio sarà altamente tecnologico e multidisciplinare, grazie all’integrazione di strumenti come la stimolazione magnetica transcranica navigata, la neurofisiologia intraoperatoria, la simulazione virtuale e il calcolo ad alte prestazioni (HPC). Tali tecnologie permetteranno di modellare scenari clinici complessi, elaborare grandi quantità di dati in tempo reale e migliorare l’efficacia delle strategie terapeutiche.
Il progetto rappresenta un esempio concreto di come la cooperazione scientifica internazionale possa tradursi in benefici concreti per la salute pubblica. “Ricerca, innovazione e sviluppo pongono delle sfide che dobbiamo affrontare insieme”, ha dichiarato la ministra Anna Maria Bernini, sottolineando come l’unione delle eccellenze italiane e serbe, tra cui il Centro Internazionale per l’Ingegneria Genetica e Biotecnologie di Trieste, sia essenziale per rendere i progressi della scienza accessibili e condivisi.
La collaborazione scientifica tra Italia e Serbia, ha ribadito la ministra, “non solo conferma la solidità del nostro rapporto bilaterale, ma rafforza un percorso comune verso l’integrazione delle competenze e la costruzione di un futuro scientificamente più avanzato e inclusivo”.