Nel Veronese la differenza di stipendio tra uomini e donne continua ad aumentare, confermando una disparità salariale che penalizza le lavoratrici a tutti i livelli. I dati raccolti dai Caaf della Cgil del Veneto sulle dichiarazioni dei redditi 2024 mostrano che, all’aumentare del reddito, la presenza femminile diminuisce drasticamente.
Maggioranza femminile tra i redditi bassi, uomini dominanti nelle fasce alte
L’analisi delle fasce reddituali evidenzia un fenomeno chiaro: le donne sono la maggioranza nei redditi più bassi, mentre gli uomini dominano quelli più elevati.
- Fascia 0-10.000 euro: l’83% dei dichiaranti sono donne, in aumento rispetto all’82% del 2023
- Fascia 10.000-20.000 euro: il 69% sono donne (65% nel 2023)
- Fascia 30.000-40.000 euro: la situazione si inverte, con gli uomini che rappresentano il 65%
- Oltre i 40.000 euro: la presenza maschile sale al 72%
Questi numeri confermano che le donne restano confinate in fasce salariali più basse, con difficoltà ad accedere a stipendi più elevati.
Il gap salariale si allarga: 9.000 euro in meno per le donne
Se nel 2023 la differenza di reddito medio tra uomini e donne era di 8.500 euro, nel 2024 è salita a 9.000 euro. A Verona, gli uomini (considerando dipendenti e pensionati) hanno dichiarato in media 27.411 euro annui, mentre le donne solo 18.344 euro.
La segretaria generale della Cgil di Verona, Francesca Tornieri, sottolinea come questo divario sia aggravato dal part-time involontario, dalle interruzioni di carriera per motivi familiari e dalla difficoltà di ottenere avanzamenti di carriera. Secondo Tornieri, queste dinamiche non solo penalizzano le lavoratrici attuali, ma avranno ripercussioni anche sulle pensioni future, lasciando molte donne in condizioni economiche ancora più precarie.
Disparità anche nelle pensioni: 8.000 euro di differenza tra uomini e donne
Il problema non si esaurisce nella vita lavorativa, ma si riflette anche sulle pensioni. Le donne che guadagnano meno oggi, percepiranno assegni pensionistici più bassi in futuro. A Verona, le pensionate hanno un reddito medio di 17.575 euro annui, mentre i pensionati raggiungono i 25.756 euro, con una differenza di oltre 8.000 euro.
La segretaria della Cgil del Veneto, Tiziana Basso, evidenzia il rischio di un aumento della povertà femminile in età avanzata:
“Le donne che oggi guadagnano meno saranno ancora più povere da pensionate. Il gender pay gap non è solo una questione lavorativa, ma un problema sociale che si trascina per tutta la vita.”
Un divario che resta senza soluzioni
Nonostante l’attenzione sul tema, nel 2024 il gap salariale tra uomini e donne non ha registrato alcun miglioramento, anzi, la forbice si è allargata. Le cause vanno dalla scarsa presenza femminile nei ruoli dirigenziali alla mancanza di politiche efficaci per ridurre la disparità di genere nel lavoro. Senza interventi strutturali, la situazione rischia di peggiorare ulteriormente, con conseguenze a lungo termine sull’autonomia economica delle donne e sul loro futuro pensionistico.