Filippo Turetta è in tribunale per affrontare l’interrogatorio come imputato, seduto nella postazione riservata agli accusati. Durante la sua deposizione, offrirà la propria versione dei fatti relativi alla tragica notte dell’11 novembre 2023, quando l’ex fidanzata Giulia Cecchettin fu brutalmente assassinata con 75 coltellate, tra il parcheggio di Vigonovo e l’area industriale di Fossò. “Il mio legale, Giovanni Caruso, mi ha suggerito di preparare una memoria scritta su quanto accaduto. Ho redatto questi appunti in più occasioni, soprattutto all’inizio dell’estate, con i primi pensieri annotati già a febbraio”, ha dichiarato Turetta.
Interrogato dal pubblico ministero Andrea Petroni, Turetta ha confessato: “Il 7 novembre ho scritto una lista sul cellulare in cui ipotizzavo di rapire Giulia. Volevo passare del tempo con lei e poi toglierle la vita. Avevo pensato anche al suicidio”. L’imputato ha spiegato in aula che il suo stato emotivo era dominato dalla rabbia e dal risentimento, soprattutto per la fine della relazione: “Ero molto frustrato per essere stato lasciato e desideravo che la situazione tra me e Giulia cambiasse. Scrivere quella lista è stato un modo per sfogare la mia frustrazione”.
Turetta ha poi descritto i preparativi antecedenti all’11 novembre: “Dopo aver scritto la lista, mi sono abbonato a una rete VPN, ho prelevato del denaro e ho esplorato alcune zone montane isolate, possibili luoghi in cui rifugiarmi dopo il rapimento”. Inoltre, ha ammesso di aver acquistato su Amazon dello scotch e una cartina geografica dell’Italia, per evitare di essere rintracciato durante la fuga: “Quando ho messo i coltelli in auto? Non ricordo esattamente, ma è successo in quei giorni prima dell’11 novembre. Avevo intenzione di usarli per suicidarmi”, ha rivelato al pubblico ministero.
Presente in aula anche Gino Cecchettin, padre della vittima. Questa è la prima volta che Turetta lascia il carcere di Verona, dove è detenuto da quasi un anno, in seguito all’arresto avvenuto in Germania il 19 novembre 2023. Scortato dalla polizia penitenziaria, Turetta è entrato in aula vestito con pantaloni neri e una felpa grigia con cappuccio, portando con sé una cartellina contenente alcuni documenti. Prima di sedersi accanto ai suoi difensori, Giovanni Caruso e Monica Cornaviera, ha osservato la sala, incrociando brevemente lo sguardo con il presidente del collegio giudicante, Stefano Manduzio, apparentemente senza notare la presenza di Gino Cecchettin.
ERGASTOLO SENZA SCONTI DI PENA GIORGIO VERONA.