Sono stati tre e non due i colpi di pistola che hanno segnato la tragica fine di Alessandra Spiazzi, 58 anni, e del figlio quindicenne Andrea. Secondo quanto emerso dalle indagini, due proiettili sarebbero stati esplosi dalla stessa Spiazzi: uno diretto alla nuca del figlio e uno rivolto verso se stessa, con l’intento di togliersi la vita. Tuttavia, è il terzo sparo a cambiare il quadro della vicenda.
Il terzo sparo e il coinvolgimento del marito
La nuova informazione riguarda il terzo colpo, esploso dal marito della donna, Luciano Feltre, 60 anni. L’uomo, accorso in cucina alla vista dei corpi a terra, è stato colto dal panico. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, preso dallo shock, si è avvicinato alla moglie, tentando di comprendere cosa fosse accaduto. In quel frangente, avrebbe afferrato la pistola e, accidentalmente, sarebbe partito un colpo che ha colpito Alessandra al polpaccio.
Inizialmente, questa circostanza aveva sollevato dubbi sul ruolo di Feltre nella vicenda. Gli investigatori si sono chiesti se davvero il sessantenne, vigile del fuoco, non fosse coinvolto nella morte di madre e figlio, come lui stesso dichiarava. Tuttavia, già dai primi accertamenti, la sua versione è sembrata credibile, e ieri l’autopsia ha ulteriormente confermato questa ipotesi.
L’autopsia conferma: Alessandra era già morta
Dall’esame autoptico condotto dal medico legale Nicola Pagaiani, è emerso un dettaglio significativo: quando il terzo proiettile ha colpito la gamba di Alessandra, non c’è stata fuoriuscita di sangue, segno evidente che la donna era già deceduta. Questo particolare coincide anche con le testimonianze dei vicini, che hanno riferito di aver sentito due spari ravvicinati seguiti, dopo un breve intervallo, dal terzo.
Il dramma di una famiglia distrutta
Il tragico evento ha avuto luogo poco dopo il rientro a casa di Feltre. In quel momento, mentre madre e figlio litigavano, lui si trovava in un’altra stanza. Sentiti gli spari, si è precipitato in cucina, trovandosi di fronte alla tragica scena. Alessandra era già morta, mentre Andrea, gravemente ferito, è stato trasportato d’urgenza all’ospedale di Borgo Trento. Nonostante i tentativi disperati dei medici, il ragazzo è deceduto dopo tre giorni di agonia. Il padre ha quindi autorizzato l’espianto degli organi del figlio.
Ora si attende il nulla osta della Procura per la sepoltura di madre e figlio, un ultimo atto per una famiglia che ha vissuto un dramma inimmaginabile.