La comunità di San Michele Extra manifesta profonde perplessità verso il progetto proposto da Agsm-Aim relativo alla realizzazione di una nuova struttura a Ca’ del Bue.
L’iniziativa sta suscitando una crescente opposizione locale, con la comunità pronta ad intensificare le proteste e a organizzare manifestazioni pubbliche qualora non vengano assicurate concrete misure di salvaguardia per la salute pubblica.
Durante l’evento del 26 febbraio, al quale hanno partecipato oltre 300 abitanti della zona, molti dei quali residenti a San Michele Extra, sono state espresse significative critiche nei confronti dei delegati dell’azienda e delle autorità comunali di Verona, evidenziando una ferma volontà di impedire il progetto in assenza di garanzie convincenti per la salute.
La preoccupazione riguarda principalmente il previsto impianto di trattamento e smaltimento dei fanghi, un’iniziativa di Agsm-Aim che sta provocando malcontento estendendosi da San Giovanni Lupatoto fino a Verona, con il comitato Salute Verona in prima linea nella distribuzione di materiale informativo critico nei confronti del progetto, già prima dell’incontro informativo.
L’evento si è tenuto presso la scuola Giovanni XXIII, situata in un’area già espressamente contraria al progetto, evidenziando così le preoccupazioni della comunità locale.
Nonostante le assicurazioni tecniche che descrivono l’impianto non come un inceneritore ma come un sistema avanzato per l’essiccazione e lo smaltimento dei fanghi a temperature elevate per eliminare i contaminanti, i cittadini restano insoddisfatti.
Agsm-Aim ha pertanto sospeso il processo di autorizzazione regionale e si è impegnata a realizzare una valutazione dell’impatto sulla salute, una decisione accolta con favore dalla comunità che, tuttavia, richiede che tale valutazione sia condotta da un organismo indipendente per garantire obiettività.
Il comitato Salute Verona, però, rimane scettico anche riguardo a questa valutazione dell’impatto sulla salute, continuando a sollecitare la cessazione definitiva del progetto. Il comitato ha evidenziato le potenziali emissioni dannose, sottolineando i rischi associati alla presenza di sostanze pericolose come i Pfas nei fanghi trattati, che richiederebbero temperature di smaltimento superiori a quelle di un inceneritore tradizionale per essere neutralizzati, enfatizzando l’impatto negativo sull’ambiente e sulla salute pubblica a lungo termine.