L’aumento del rischio povertà è diventato una realtà preoccupante a Verona, con una crescente sfida per la classe media locale. Le statistiche mostrano un cambiamento significativo nelle condizioni economiche delle famiglie nel biennio post-pandemico, con un impatto notevole nella regione veneta, in particolare a Verona.
Nel 2021, secondo i dati dell’Istat, più di 665.000 persone, corrispondenti al 13,7% della popolazione regionale, risultavano a rischio povertà. Questo rappresenta un notevole aumento rispetto al 2020, quando il tasso di rischio povertà era del 10,3%, coinvolgendo circa 500.000 persone. Ancor più sorprendente è il confronto con il 2019, quando il rischio povertà riguardava solo il 8,7% della popolazione, pari a circa 422.000 individui. In pratica, nel 2021, sono emerse 243.000 persone in più a rischio povertà rispetto al periodo pre-pandemico, un aumento del 57%.
Se si considera sia il rischio di povertà che quello di esclusione sociale, i numeri diventano ancora più preoccupanti. Nel 2021, più di 820.000 individui, pari al 16,9% della popolazione, erano a rischio di povertà o esclusione sociale. Questo rappresenta un aumento significativo rispetto al 2020, quando il tasso era del 14,1%, coinvolgendo circa 685.000 persone, e ancor di più rispetto al 2019, quando riguardava circa 540.000 individui, corrispondenti all’11,1% della popolazione.
Questo impoverimento delle famiglie ha avuto un impatto maggiore nella regione settentrionale del Veneto, in particolare a Verona. Secondo l’analisi di Demoskopika sulla povertà relativa, il Veneto ha registrato un aumento del 2,7% nell’incidenza delle famiglie con difficoltà economiche nella fruizione di beni e servizi, rispetto all’aumento nazionale del 2,1%. Questo si traduce in più di 56.000 nuovi nuclei familiari in condizioni di forte disagio economico.
Le soglie di povertà variano a seconda del territorio e indicano i valori rispetto ai quali si classifica una famiglia come povera o non povera. Secondo l’Istat, nel 2022, la soglia per un adulto che vive in un comune con più di 50.000 abitanti è di 917 euro, mentre una coppia di genitori con un bambino piccolo dovrebbe avere un reddito di almeno 1.445 euro.
Matteo Favero, esponente del Pd Veneto, ha commentato l’aumento della povertà a Verona, sottolineando che quasi uno su due di coloro che si sono rivolti alla rete dei centri di ascolto di Caritas Verona lo ha fatto per la prima volta. Questo dato è significativo considerando che molte famiglie in difficoltà economica nella regione tendono a non chiedere aiuto.
Il costo della vita elevato a Verona è uno dei fattori chiave che contribuiscono al rischio povertà. Federico Perali, professore di Politica Economica dell’Università di Verona, ha osservato che una famiglia di quattro persone, con due genitori che lavorano come dipendenti e un reddito familiare di 3.000 euro, è a rischio povertà nella città, dove il costo della vita è più alto rispetto al Sud.
Tuttavia, la povertà non è solo una questione di reddito e ricchezza. È una realtà multidimensionale che coinvolge anche la salute, la fragilità e altri problemi. Raccogliere dati precisi è essenziale per affrontare questa sfida in modo efficace e sviluppare strategie di prevenzione e intervento mirate alle diverse sfaccettature della povertà. L’obiettivo è offrire un supporto adeguato alle persone in difficoltà economica, combattendo la vergogna che talvolta impedisce loro di chiedere aiuto.